23 Maggio 2018 – Aggiornato il 31 Maggio 2018 CLICCA QUI

Questo articolo è un aggiornamento di quello pubblicato ad Aprile 2018 e rappresenta il seguito della lunga storia che vede coinvolte due opere di Mondrian: “KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines” e “Composition Lozenge with Two Lines”, quest’ultima conservata presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam.

Tali opere sono state studiate nell’ambito della ricerca che coinvolge tutte le Opere Scomparse di Mondrian, contenuta in questa pubblicazione: MONDRIAN – The Disappeared Paintings – Study for Reconstruction (liberamente consultabile online).

Di seguito, quale aggiornamento dell’articolo di Aprile 2018, viene trascritto il NUOVO CAPITOLO per l’Opera B169 tratto dallo studio di cui sopra.

 

B169 – NUOVO CAPITOLO

In data 18 Maggio 2018 è pervenuta una importante comunicazione in base alla quale è necessario sviluppare un Nuovo Capitolo per l’opera B169.

Prima di iniziare è doveroso esporre una premessa.
Lo “Studio di Ricostruzione” prende in esame tutte le opere scomparse di Mondrian ed ha come unico obbiettivo quello di raccogliere i dati essenziali per poter “replicare” le opere stesse. L’intento principale è quello di fornire una immagine “originale”, vale a dire a colori, in quanto, ad oggi, tali opere sono conosciute solo tramite fotografie e riproduzioni in bianco e nero.
Non ha, quindi, un carattere “investigativo” finalizzato al ritrovamento delle opere stesse.
Ciò nonostante, uno studio di questo genere, deve necessariamente tener conto anche della storia che queste opere hanno avuto, pertanto la ricerca va estesa anche alla provenienza e, se opportuno, tracciarne il percorso fin dove è possibile. Nei casi in cui, poi, emergano dei dubbi o incertezze, l’analisi deve estendersi oltre i confini della mera ricostruzione dell’immagine, al fine di rendere più esaustiva possibile anche la ricostruzione storica.
Quello di B169 è uno di questi casi.

Per altro, con l’ultimo capitolo in “APPENDICE”, è stata sviluppata una ulteriore analisi che investe tutte le opere di Mondrian prodotte nel secondo periodo Parigino, focalizzando l’attenzione sull’arco temporale 1923-1927 nel quale ricadono un gran numero di opere scomparse. Da questa analisi è emerso che su buona parte di opere gravano pesanti interrogativi e che uno dei momenti determinanti per la loro sparizione, fu la mostra “Der Stuhl” di Francoforte del 1929. Inoltre è emerso anche uno stretto legame con due figure chiave di quel periodo, che sono Sophie Küppers e la Galleria Kunstausstellung Kühl di Dresda. A conclusione di tutto, è stato elaborato anche un DIAGRAMMA che traccia visivamente il percorso di ogni opera.
B169 rientra appunto tra queste opere e c’è un filo conduttore (piuttosto misterioso) che le accomuna tutte. Inevitabilmente la curiosità e il desiderio di sapere, hanno generato l’approfondimento descritto nelle pagine precedenti.

MONDRIAN The Disappeared Paintings Appendix DIAGRAM francesco visalli

DIAGRAM – FROM MONDRIAN TO THE FINAL DESTINATION


La comunicazione cui si è fatto riferimento
, è arrivata proprio nel momento in cui l’intero Studio di Ricostruzione era terminato con la stesura definitiva, ma fortunatamente prima dell’editing finale, consentendo quindi l’inserimento di questo Nuovo Capitolo.
La scelta di inserire un Nuovo Capitolo è dettata dalla volontà di non modificare quanto già elaborato, in quanto è giusto che resti memoria di tutta l’analisi.

Ora è necessario ripercorrere alcune tappe salienti.
Nelle pagine precedenti, a partire da pag.95, è stata sviluppata una ricostruzione che ha seguito le varie fasi della ricerca. In sostanza, passo dopo passo, ad ogni interrogativo che emergeva si è cercato di trovare delle risposte. A conclusione di tutto, allo scopo di rendere più chiaro l’intero percorso, è stato elaborato un riassunto contenuto nelle pagine da 118 a 125.

Il primo passo è stato quello di eseguire la semplice ricostruzione grafica dell’opera (base necessaria per realizzare la “replica”). Poi è iniziato un esame di tipo storico.

In primo luogo è stata analizzata una vecchia ipotesi di E. A. Carmean Jr. (contenuta nel suo libro dal titolo “MONDRIAN – The Diamond Compositions”), in base alla quale B169 poteva essere un’opera riciclata da Mondrian per produrre B173. Ipotesi che poi, evidentemente, nel tempo non ha trovato conferme (per altro, come si può vedere dal diagramma del capitolo in “Appendice”, anche B173 ha avuto un percorso storico piuttosto significativo).

Sulla falsa riga di quanto esplorato da Carmean e avendo notato una perfetta corrispondenza tra B169 e B229, inevitabilmente è iniziato uno studio di comparazione e poi di approfondimento.
La curiosità è scaturita essenzialmente da un dato imprescindibile: in tutta la produzione del periodo astratto, Mondrian non ha MAI realizzato due opere così perfettamente identiche, sia nel disegno, sia nelle dimensioni. Se ne possono trovare di molto simili, ma non così perfettamente sovrapponibili. Era “fisicamente” impossibile per lui fare una cosa del genere, non rientra nel suo stile tanto meno nella sua personalità. Meno che mai poteva aver eseguito due opere talmente identiche a distanza di 5 anni.
Quindi è possibile che si tratti della stessa opera?
Con questa domanda è iniziato un ulteriore approfondimento.

Nel “Catalogue Raisonnè” (che, ricordiamolo, contiene tutti i dati raccolti da Joosten fino al 1994), nelle note a commento dell’opera B229, è chiaramente indicato che ha subito una serie di interventi, tra i quali, uno molto significativo, la sostituzione del telaio. Ora, la sostituzione di un telaio può avvenire solo in due casi: o l’opera è fortemente danneggiata, oppure la stessa tela viene riutilizzata.

Tracciando il percorso di B229, si è arrivati fino al 2007, anno in cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam decide di eseguire un restauro dell’intera collezione delle opere di Mondrian, tra cui anche B229.
Nel report del restauro, compare l’immagine di un esame ai Raggi-X eseguito nel 1979, dalla quale risulta una “terza riga” sul lato destro che è stata cancellata (esame che nel “Catalogue Raisonnè” non è menzionato).
Sovrapponendo B169 e B229, anche la “terza riga” risulta nella stessa identica posizione.
A questo punto l’ipotesi che si tratti della stessa tela, inizia a prendere corpo.

In un primo momento è stata valutata la possibilità che tale intervento fosse opera dello stesso Mondrian ed è stata sviluppata la sequenza dell’intera trasformazione.
Ma in questa ipotesi restava il dubbio di come Mondrian fosse tornato in possesso dell’opera B169.
Ricordiamo che l’aveva venduta nel 1926 a Sophie Küppers, la quale a sua volta l’aveva trasferita alla Galleria Kunstausstellung Kühl di Dresda e che dopo la mostra “Der Stuhl” di Francoforte, anche quest’opera era sparita. Quindi tra il 1929 e il 1930 Mondrian poteva aver recuperato la tela, ma di tale passaggio non esiste alcuna traccia. Per altro Mondrian era solito scrivere molte note e, soprattutto, molte lettere nelle quali parlava dei sui lavori e in nessuna di questa si fa riferimento al recupero di B169.

A questo punto è sorto un nuovo interrogativo: è possibile che il riciclaggio della tela non sia stato opera di Mondrian ma di qualcun altro?

Tornando, quindi, sul report del restauro 2007/10, acquistano maggiore risalto alcune trascrizioni.

In primo luogo la giustificazione fornita riguardo la presenza della “terza linea”, con la quale si dichiara che si trattò solo di una “intenzione” di Mondrian, ma che poi non l’ha più realizzata.

Poi, nella descrizione dello stato di conservazione dell’opera, vengono elencati una serie di significativi interventi eseguiti praticamente su tutta l’opera, attribuendo gli stessi ad un precedente restauro eseguito con ogni probabilità nel periodo 1945-1951 del quale, però, non esiste alcun documento. In questo caso emergono due aspetti. Il primo: non si comprende come mai dopo circa quindici anni dalla creazione dell’opera B229 (Mondrian la realizzò nel 1931), fosse indispensabile eseguire un “restauro”. Per l’altro, fino a quel momento, l’opera era rimasta conservata presso lo studio dell’Arch. Dudok nella Città di Hilversum. Città che non è stata minimamente sfiorata dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Il secondo: tutti gli interventi descritti (sostituzione del telaio, applicazione di ulteriore mano del fondo bianco, aumento dello spessore della linea orizzontale e molto altro), sono del tutto riconducibili al “riciclaggio” di B169. Non ultimo quello della variazione della linea orizzontale, sulla quale nell’opera B169 Mondrian aveva posto la sua firma.

Dal “Catalogue Raisonnè”, inoltre, emergono molti altri aspetti interessanti circa la storia dell’opera B229, riportati nelle pagine 114-115. Ad esempio, a parte la forma del dipinto, le dimensioni non sono mai indicate.

Tra questi poi, uno in particolare, ha destato la massima attenzione e ritenuto, alla fine, una prova determinante, anche se non quella definitiva. Nel senso che non rappresenta l’elemento chiave di tutta la vicenda.
Tra le note del “Catalogue Raisonnè”, è stata trascritta una nota con la quale Mondrian dava precise indicazioni su come appendere l’opera, producendo anche un disegno. Nel “Catalogue Raisonnè”, la nota e relativo disegno, non sono stati riprodotti, per cui, l’interpretazione di quanto descritto, poteva andare in una sola direzione.
Scrive: “per essere appeso a forma di losanga seguire questo disegno. Per favore appendere in modo che la linea B sia verticale e che quella in A le iniziali P.M. siano nella posizione corretta” (Fig.1).

MONDRIAN The Disappeared Paintings B169 NEW CHAPTER fig 1 francesco visalli

Sapendo che il dipinto ha due linee, inevitabilmente se quella verticale è indicata con lettera B, quella indicata con la lettera A deve necessariamente essere quella orizzontale. Pertanto se le iniziali PM sono su quest’ultima, ne è scaturito che l’opera B229 presenta la firma nel posto sbagliato, cioè al termine della linea verticale B.

Giunti a questo punto, la ricostruzione dell’opera B169, con il conseguente risultato che possa essere stata utilizzata per “sostituire” l’opera che Mondrian realizzò per Hilversum (B229), è stata considerata conclusa. Ma non assunta come risultato definitivo. Necessitava ovviamente di una serie di verifiche molto più approfondite eseguite da esperti del settore.

A chiusura di tutta la ricostruzione, sono state indicate due possibili ulteriori ricerche. La prima: quella di rintracciare la nota e il disegno di Mondrian con le istruzioni di montaggio. La seconda: quella di accertare se sulla linea orizzontale sia presente una traccia della firma che Mondrian pose sull’opera B169.

Arriviamo quindi all’importante comunicazione ricevuta in data 18.05.2018.
Con una e-mail, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, nella persona del Direttore ad Interim Dr. Jan Willem Sieburgh, comunica che nel disegno delle istruzioni per appendere l’opera, è presente una linea con la quale Mondrian collega la lettera A con la parte terminale della linea verticale B, pertanto la firma si trova nel posto giusto. Allegando anche la copia della nota di Mondrian con relativo disegno (Fig.2).

MONDRIAN The Disappeared Paintings B169 NEW CHAPTER fig 2 francesco visalli bis

Nella stessa e-mail, comunica anche che la radiografia di B229 ha rilevato solo una “apertura”, che può apparire come una linea, ma in realtà è un’interruzione dello strato di pittura bianca. Aggiunge anche che Mondrian ha realizzato le stesse “aperture” anche per le altre due linee, pertanto, la conclusione che l’artista possa solo aver pianificato di realizzare la terza linea, è sicuramente corretta.

Iniziamo da quest’ultima affermazione.
Se quanto rilevato dai Raggi-X rappresenta una “apertura”, cioè una “interruzione” della superficie bianca, con il solo scopo di lasciare lo spazio per una linea nera, linea che poi “non è stata realizzata”, il risultato non dovrebbe essere quello di una superficie scura.
Spieghiamo meglio. Mondrian può aver realizzato l’opera in due modi. Il primo: ha tracciato le linee sulla tela, ha dipinto la superficie bianca “saltando” l’ingombro delle linee e infine ha dipinto le linee con il colore nero. Il secondo: ha tracciato le linee sulla tela, le ha dipinte con il nero e poi ha completato con il bianco il resto della superficie. Volendo ci sarebbe una terza ipotesi, vale a dire quella che abbia dato una mano di fondo bianco su tutta la superficie e poi abbia dipinto le linee nere.
Sia nella prima ipotesi che nella terza, qualora avesse deciso di “non realizzare” la terza linea, i Raggi-X non avrebbero rilevato una superficie scura.
Diversamente, se la terza linea “è stata realizzata e poi cancellata”, i pigmenti del colore nero sono certamente penetrati nella trama di tessitura della tela, per cui, anche se coperti dal colore bianco, sulla tela rimane conservata una traccia tale da poter essere rilevata dai Raggi-X come area scura (Fig.3).
Pertanto la terza linea non è una “intenzione”, ma si tratta sicuramente di una linea nera “realizzata e poi cancellata”. Il tutto poi è stato coperto con una ulteriore mano di fondo bianco, esattamente come risulta dal report del restauro in cui viene descritto lo stato di conservazione dell’opera.

MONDRIAN The Disappeared Paintings B169 NEW CHAPTER fig 3 francesco visalli

Veniamo ora alle istruzioni di Mondrian.
Analizzando l’immagine, in effetti, risulta che l’interpretazione fornita con lo Studio di Ricostruzione, è del tutto sbagliata. Anche se, va riconosciuto, in mancanza del disegno era praticamente impossibile immaginare che Mondrian con la lettera A intendesse una frazione della linea verticale B!
Ora, questa importante novità, dimostra che sicuramente la firma si trova nel posto giusto, ma ciò non vuol dire che cancella tutti gli altri dubbi emersi in sede di ricostruzione storica delle opere B169 e B229. Sicuramente rappresenta una risposta definitiva solo ad uno degli ulteriori esami indicati in precedenza e solo ad uno dei tanti dubbi emersi in fase di studio.
Ad ogni modo, anche nell’immagine della nota di Mondrian, non risulta l’indicazione delle misure dell’opera.

Ma continuiamo ad analizzare l’immagine.
In primo luogo, al fine di evitare che qualcun altro possa cadere nelle stesso errore di valutazione, chiariamo subito che gli altri “segni” presenti sulla linea di collegamento della lettera A con la parte terminale della linea B, sono la “sovraimpressione” della nota aggiunta sul retro del foglio da parte della Sig.ra Van Leer-Eichmann, così come indicato nella trascrizione di Joosten sul “Catalogue Raisonnè” (Fig.4). Per maggior chiarezza, con l’immagine nella Fig.5, è stata riprodotta la nota ribaltata.

MONDRIAN The Disappeared Paintings B169 NEW CHAPTER fig 4 5 francesco visalli

Ora però, emerge un altro elemento che possiamo considerare “anomalo”.
Come si può vedere chiaramente, la nota di Mondrian prosegue. Dopo l’ultima frase compresa tra le parentesi, c’è scritto ancora qualcosa, ma risulta “tagliato” (Fig.6).
Anche la trascrizione di Joosten sul “Catalogue Raisonnè” termina nello stesso punto ed “omette” quanto scritto in seguito da Mondrian.
Di cosa si tratta? Che altro ha scritto Mondrian da dover essere “tagliato”?
A questo punto sarebbe veramente interessante poter vedere “l’immagine completa”.
In data 21.05.2018 è stata inviata una richiesta ufficiale allo Stedelijk Museum.

MONDRIAN The Disappeared Paintings B169 NEW CHAPTER fig 6 francesco visalli

Per concludere, va sottolineato che non c’è alcuna intenzione di voler affermare a tutti i costi che l’opera B169 sia stata riciclata per “sostituire” B229. L’unico intento è quello di fare luce ai molti dubbi emersi in sede di ricostruzione, dubbi, che al momento, permangono.
Tutto questo lavoro, non vuole essere una inchiesta di tipo “investigativo”, ma ha il solo scopo di fornire una ricerca più accurata possibile, finalizzata alla sola analisi delle Opere Scomparse e, la dove è necessario, quando emergono delle incertezze, tentare di fare chiarezza per raggiungere la sola “verità”.
La sensazione, comunque, è quella che forse non si arriverà ad alcuna conclusione, a meno che “qualcun altro”, con maggior autorità, non voglia occuparsi della storia ed eseguire ulteriori accertamenti. Del resto, se quanto emerso è completamente sbagliato, è certamente una buona notizia. Diversamente se c’è un fondo di verità, si può solo sperare sulla buona fede e sulla volontà di fare giustizia.

AGGIORNATO IL 31 MAGGIO 2018 – CLICCA QUI