155,5 x 118,5 cm - 2011 (Codice / Cod 00)

Categoria / Category: Visioni / Visions

Collezione personale / Personal collection

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ΓΝΩΘΙ ΣEΑΥΤΟN / conosci te stesso (?) - know thyself (?) / pennarello su tela - marker on canvas / 155,5 x 118,5 - 2011


CONOSCI TE STESSO (?)

Il tempo che impiego a realizzare ogni singola opera, mi appare simile alla gestazione. Mai potrò lontanamente immaginare cosa sia una gravidanza, ma credo che il tormento, l’estasi, la sofferenza, la gioia, la distruzione, la voglia di vivere e di morire, il turbinio di emozioni che provo nell’anima e nel ventre mentre dipingo, possa essere simile ad essa. Ogni quadro finito è un figlio che non mi appartiene, ha una sua anima, una sua personalità, un suo carattere e un suo linguaggio: emana la sua essenza.
Vivo due fasi creative distinte, prima il disegno e poi la pittura. Ma è errato dire “creative”. In realtà non creo niente, ma esploro e poi scopro. In questa funzione non esiste Francesco, non esiste Visalli, ma solo la guida di uno spirito che non controllo, usa il mio corpo per esplodere come un vulcano inarrestabile. Nel mentre vedo altri mondi, vedo le emozioni e le sensazioni materializzarsi, come vivere una trasformazione dallo stato gassoso a quello solido. Sento voci, gente che parla e mi racconta di scenari appartenenti ad altre dimensioni, da me vissute come reali e ad esse partecipo in una concreta realtà alternativa. E sono costretto a farlo, per non vedere la banalità e la noia di questo mondo nel quale vivo ormai come un alieno alienato. Banale e noioso tutto quello che mi circonda e che questo mondo propina, divulga e impone. Nel sentirmi alieno non dico di essere superiore o di vivere la verità, ma semplicemente la non appartenenza a questa dimensione. E’ qualcosa di soprannaturale che mi cattura nel corpo, nell’anima, nel cuore e nella mente. Non avverto più il trascorrere del tempo, ma appartengo al tempo, allo spazio, al cosmo e in esso fluttuo.
Ecco cosa accade mentre dipingo.
Poi finisce, poi torna, poi finisce ancora e torna ancora….ed io muoio e rinasco ogni volta. E’ sempre una devastazione, interiore ed esteriore. In continuo conflitto dicotomico, vivere e morire contemporaneamente; due entità, dapprima nette e contrapposte, che misteriosamente non si sdoppiano ma si fondono, per crearne una nuova consustanziale: una realtà alternativa. Non so quanto di questo sia reso visibile nei quadri che vengono fuori, la sola cosa che so è che questa, e solo questa, è la mia unica ed ultima vita.
La tela….la tela è un ventre; il disegno….il disegno su di essa sono le ovaie; la tavolozza….la tavolozza sono i testicoli; il colore….il colore è lo sperma; il pennello….il pennello il pene che feconda la tela; il quadro….il quadro terminato è l’essere che viene alla vita. Così si compie il ciclo della vita ed ogni volta io sono colui che muore e rinasce.
Non so come cazzo spiegarlo….probabilmente sono solo impazzito e un unico interrogativo rimane: chi disegna e dipinge la mia vita?


ΓΝΩΘΙ ΣEΑΥΤΟN ;
Versione a cura di SAMUELE MARIA VISALLI
ὁχρόνος ὅν χράομαι  τοῖς  πᾶσιν ἐμοῖς πρᾶγμασι διαπράξων, ἴκελος τῇ κυήσει δοκέει μοι. Μήποτε  ἄν μηδὲ ἐνενόησαμι τι ἐστί κύησις, ἀλλὰ νομίζω τὴν ἁνίαν, τὴν ἔκστασιν, τὴν νόσον, τὴν ἡδονήν, τὴν καθαιρέσιν, τόν θυμόν βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν, τὴν ταραχήν ἅ αἰσθάνομαι ἐν τῇ ψυχῇ καὶ τῇ κοιλία ἡνίκα ζωγραφέω, ἄν ἔοικοι αὐτῇ. Πάντες πίνακες ἐντελεῖς εἰσί υἱοὶ  οἵ οὐ προσήκουσιν ἐμαυτῷ φρενά, φύσιν ἑαυτῆς, χαρακτῆρα καὶ γλῶσσαν ἑαυτοῦ έχει τὸ ἑαυτοῦ  ἦθος ἐκφέρει.
δύο ἀκμάς τῆς σπορᾶς διάγω πρόσθεν τὴν διαγραφήν, ἔπειτα τὴν γραφήν. ἀλλὰ ἁμάρτημά ἐστι τῆς σπορᾶς λέγειν. δὴ οὐδέν ποιέω, ἀλλὰ κατασκοπέω καὶ ἔπειτα εὐρίσκω. ταύτῃ οὐ Francesco ὑπάρχει, οὐ Visalli ὑπάρχει, ἀλλὰ μόνον ἡ ἀγωγή του νοῦ  ὅν οὐ ἐλέγχω,  αὑτη χράομαι τῷ ἐμῷ σῶματι ὅπως ἀνακλᾷ. ὦδε ἄλλους κόσμους, τά πάθη καὶ τάς αἰσθήσεις ἑαυτούς πλάττοντες ὁράω, ὡς ἐν τινι φυσική μεταβολῇ γίγνεται. ἀκούω φωνας, λαούς τῶν ἀνθρώπων λέγοντες ὑπέρ ἄλλων ὕπαρ οἶς αὐτός μετέσχον. καὶ ἀναγχάζομαι τούτου μετέχειν οὐ ὁρᾶν τήν ἀνίαν καὶ ἐπάχθειαν τοῦ τούτου κόσμου εἰς ὅν ζάω ὡς τις ἀλλότριος. Πάντα ἅ ἀμφιβαίνει αὐτόν καὶ ἅ οὕτος κόσμος διαδίδωσι, διδάσκει, ἐπιτίθησι δυσχερές καὶ ἀνιαρόν ἐστι. ταύτῃ οὐ ἀναγορεύω με διαφέρειν ἢ διάγειν τὴν ἀλήθειαν, ἀλλὰ μόνον με τῷ τούτῳ ὕπαρ οὐ προσήκειν. Θηράομαι ὑπὸ τινος κράτους θαυμαστοῦ ὅς καταλαμβάνει τό σῶμα, τήν ψυχήν, τήν φρήνα καὶ τήν φρόνησις ἑμαυτοῦ. οὐ αἰσθάνομαι τό διέρχεσται τοῦ χρόνου, ἀλλὰ προσήκω τῷ χρόνῳ, τῷ κόσμῳ καὶ εἰς τοῦτον κυμαίνω.
ἡνίκα ζωγραφέω τοῦτο γίγνεται.
εἶτα φθίνειν εἶτα ἀποστρέφειν καὶ ἀεὶ θνῄσκω καὶ ἀναβλαστάνω. τοῦτο φθόρός ἐστι. βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν ἅμα. τοῦτο συνεχής μάχή ἐστι. τὸ πρῶτον δύο οὐσίαι καθαραί καὶ ξέναι αἵ μυστικῶς διαχοῦνται ὡς τινα νέα καὶ ἔτερα ποιέοντες. οὐ οἶδα εἰ τοῦτο πᾶν φαίνεται ἐν τοῖς  πίναξι οὕς ποιέω. Μόνον τοῦτο οἶδα αὑτη ὁ ἐμός μόνος καὶ τελευταῖος βίος ἐστί.
τὸ φᾶρος κοιλία ἐστί, ἡ διαγραφή ἐπὶ αὐτόν ωοθήκες εἰσί, ἡ γραφή όρχεις εἰσί, τὸ χρῶμα σπέρμα ἐστί,  τη βούρτσα ἀκάτιον ὅ κυεῖ τόν ἰστόν, ὁ πίναξ ἐκτελής ἐστί τὸ ὢν  ὅ γίγνεται. ὦδε τόν κύκλον τοῦ βίου κατεργάζεται καὶ ἀεὶ ἐγώ εἰμὶ αὐτός ὅς ἀποθνῄσκει καὶ ἀναβλαστάνει. οὐ οἶδα ὡς τοῦτο κλίνειν, ἴσως μανικός μόνον εἰμὶ καὶ μόνη δέησις ἔτι ἐστί τίς διαγράφω καὶ γράφω τόν  ἐμόν βίον;