Aprile 2018

PROBABILMENTE E’ MOLTO PIU’ DI UNA SEMPLICE TEORIA

 

Dopo aver letto, consulta l’aggiornamento della storia nel NUOVO CAPITOLO del 23 Maggio 2018

 

Il presente articolo traccia, in forma sintetica, la storia di una delle opere di Mondrian considerata scomparsa.
Altri dettagli si possono trovare nella pubblicazione “MONDRIAN The Disappeared Paintings – Study for Reconstruction”, liberamente consultabile online.

Prima di iniziare, voglio sperare che tutta questa storia non sia una nuova “Altamira”, ovviamente non per l’importanza della scoperta, ma per l’epilogo che ha avuto.

Per ingrandire le immagini a corredo dell’articolo, cliccare sull’immagine stessa…buona lettura!

Il principale riferimento ufficiale per la ricostruzione di (B169) KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, è il (CR) “Catalogue Raisonnè” pubblicato nel 1998 da V + K Publishing/Inmerc. Gli autori sono Robert P. Welsh (1932-2000), storico dell’arte statunitense ed esperto sul lavoro naturalistico di Mondrian, e Joop M. Joosten (1932-2017), considerato il massimo esperto di Mondrian per il periodo astratto. Di questo periodo Joosten ha catalogato 413 opere, assegnando ad ogni opera un codice numerico preceduto dalla lettera B. Queste vanno dal 1911 fino alla morte di Mondrian, 1944. Oltre al codice, attribuisce un titolo, una data ed associa una immagine. Inoltre fornisce indicazioni circa le misure, la tecnica, la firma e ricostruisce l’intera storia: provenienza, riferimenti in letteratura ed esposizioni.
Altra fonte ufficiale è il sito dell’RKD Netherlands Institute for Art History, dove in sostanza si trova il CR in versione online, al quale di recente hanno dedicato un apposito sito catalogue.pietmondrian.nl ed è possibile, in molti casi, scaricare le immagini delle opere.

Tutti i dati, di seguito elencati, sono stati acquisiti unicamente da queste fonti ufficiali.

1926 – Mondrian realizza un’opera, catalogata B169 e titolo KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, che vende alla Galleria Kunstausstellung Kühl di Dresda. Le dimensioni sono 80 x 80 (diagonale 112). La firma è posta in basso a sinistra sulla linea orizzontale: PM 26.
Le uniche immagini reperibili sono: quella sul CR “Figura 1”, quella dal sito dell’RKD “Figura 2”, quella dell’unica pubblicazione dell’epoca risalente al 1931 sulla rivista “Cahiers d’Art “Figura 3” e quella tratta dal libro di E.A. Carmean Jr. “MONDRIAN The Diamond Compositions” nel quale è indicato che si tratta di una fotografia appartenente ad una collezione privata “Figura 3.A”
Dal CR risulta che tale opera ha partecipato ad una serie di esposizioni, probabilmente fino al 1929 (Der Stuhl – Francoforte), poi si perdono le tracce e ad oggi è considerata “scomparsa”. – L’opera sul sito RKD

Figura 1 2 3 sito piet mondrian 3

FIGURE 1, 2, 3 e 3.A

1931 – Mondrian realizza un’opera, catalogata B229 e titolo Lozenge Composition with Two Lines, che vende all’Associazione d’Arte Olandese (Het Nederlandsch Kunstverbond). Quest’ultima, per conto del Dipartimento di Utrecht (Afdeeling Utrecht), la dona alla Città di Hilversum (Gemeente Hilversum).
Le dimensioni sono 80 x 80 (diagonale 112). La firma è posta in basso a sinistra, in rosso, su linea nera: PM 31. Il CR associa a questa opera una immagine riprodotta nella “Figura 4”.
L’immagine più datata che esiste, è quella della “Figura 5”, in una foto del 1951/1952 scattata nella “Council Chamber” della Città di Hilversum.
Questo dettaglio è fondamentale, perché quale fosse realmente l’immagine dell’opera all’epoca della realizzazione nel 1931, non è dato di saperlo. – L’opera sul sito RKD

Figura 4 5 sito piet mondrian

FIGURE 4 e 5

L’unico riferimento alla “forma” dell’opera, si può trovare sul CR nelle trascrizioni di tutta la corrispondenza che venne scambiata all’epoca, tra i vari soggetti coinvolti nell’acquisto del dipinto.
Lettera datata 2 Luglio 1931, scritta dalla Sig.ra E. van Leer-Eichmann, all’Architetto Willem Marinus Dudok “Figura 6”.
E in una lettera, datata 14 Gennaio 1932, che Mondrian scrive a JJP Oud, dalla quale è possibile sapere che si tratta di una “grande tela in bianco e nero” “Figura 7”.

Figura 6 e 7 sito piet mondrian

FIGURE 6 e 7

Nel Gennaio del 2011, la rivista “ZKK (Zeitschrift fur Kunsttechnologie und Konservierung) – Journal for Art Technology and Conservation”, pubblica un articolo dal titolo “Mondrian in the Stedelijk Museum Amsterdam: Research and conservation of five early abstract paintings”, nel quale viene illustrato il lavoro di restauro eseguito, tra il 2007 e il 2010, su tutte le opere presenti nella collezione dello Stedelijk Museum, tra le quali anche B229 Lozenge Composition with Two Lines.
Nelle varie immagini a corredo del report, se ne trova una estremamente importante: “Figura 8” riguarda un esame ai “raggi-X” (probabilmente eseguito nel 1979) dove compare una “terza linea” nell’angolo a destra “Figura 9”.

Figura 8 e 9 sito piet mondrian

FIGURE 8 e 9

Lo studio di comparazione tra l’opera B229 e l’opera B169, riportato nella pubblicazione “MONDRIAN – The Disappeared Paintings”, mostra una perfetta corrispondenza sia nelle dimensioni, sia nel disegno, ad eccezione della “terza linea” “Figura 10”.

Figura 10 sito piet mondrian

FIGURA 10

A questo punto l’ipotesi che si tratti della stessa opera inizia a prendere corpo. Opera che qualcuno ha modificato, trasformando B169 KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, in B229 Lozenge Composition with Two Lines. Dato fondamentale: da notare che il “titolo” di quest’ultima è stato attribuito in occasione della redazione del CR e che i dati della stessa (dimensioni, tecnica, firma) sono sempre una attribuzione del CR. Non esistono documenti dell’epoca che forniscano tali elementi.

In un primo momento è stata formulata l’ipotesi che il “qualcuno” potesse essere lo stesso Mondrian e, prima di procedere con ulteriori verifiche, per meglio comprendere la natura dei cambiamenti, ne è stata sviluppata la sequenza: dalla creazione del dipinto, fino al suo aspetto definitivo. “Figura 11, Figura 12 e Figura 13.

   Figura 11 sito piet mondrian 2Figura 12 sito piet mondrian 2    Figura 13 sito piet mondrian 2

 

Una volta accertata la perfetta corrispondenza tra le “due” opere, restavano una serie di grandi interrogativi.
Per Mondrian non era una novità apportare dei cambiamenti più o meno radicali a distanza di tempo. Per tutte le opere dove questo è accaduto, il CR ricostruisce con molta cura ogni passaggio attribuendo all’opera iniziata la condizione di “first state” e a quella terminata “second state”.
Perché in questo caso non compare nulla?
Il CR è stato pubblicato nel 1998, parecchi anni dopo il risultato dell’esame ai “raggi-X” (1979), ma non viene menzionato.
Anche il report del restauro pubblicato sulla rivista ZKK, pur affermando la presenza della “terza linea”, non accenna al possibile collegamento con B169 KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, anzi, in un piccolo trafiletto, fornisce una interpretazione molto superficiale se paragonata al dettaglio, accuratezza e maestria con cui è stato eseguito il lavoro. In pratica si afferma che la presenza della terza linea è da attribuire ad una “intenzione” di Mondrian, ma che all’atto pratico non l’ha più eseguita. “Figura 8”
In sostanza si dovrebbe credere che Mondrian, nel 1926 realizza un’opera, poi 5 anni dopo nel 1931, ne realizza un’altra perfettamente identica, ad eccezione di una linea. O meglio, la terza linea, nella stessa precisa posizione, inizia a dipingerla, ma poi ci ripensa e la cancella!
Ovviamente non è in discussione il lavoro di restauro, il quale con questa vicenda ha nulla a che fare, ma unicamente questa “stridente interpretazione”.
Insomma, ovunque si cerchi, la corrispondenza tra le due opere non viene considerata, anzi sembra si faccia di tutto per negarla e per allontanarla il più possibile.
Perché? Cosa si vuole nascondere?
Se è stato Mondrian ad eseguire le modifiche una volta tornato in possesso dell’opera (mistero come questo possa essere avvenuto), PERCHE’ NEGARLO? CHE SENSO HA?

Ora occorre osservare che Mondrian, in tutta la sua produzione, non ha MAI eseguito due opere così perfettamente sovrapponibili (stesse dimensioni, stesso disegno). Se ne possono trovare di molto simili, ma non così identiche. E quando hanno un disegno molto simile, hanno comunque dimensioni diverse. Ad esempio, un’opera che somiglia molto a B169 KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, è B211 Fox-Trot A Lozenge with Three Lines del 1929, nella quale compare una composizione simile anche se ribaltata, ma le dimensioni sono 78,2 x 78,2. (vedere qui)
Quindi la grande domanda è (in aggiunta ai precedenti quesiti): perché Mondrian avrebbe fatto una cosa del genere? Non era nel suo stile, tanto meno nella sua personalità.
Partendo da questa serie di enigmi, è stata approfondita la ricerca.

Tornando, quindi, al CR per l’opera B229 Composition with Two Lines, si possono trovare altri dati, piuttosto significativi, utili per sistemare poi tutti i tasselli del puzzle.
Questi sono: in letteratura la prima riproduzione dell’immagine del dipinto, risale al 1956 all’interno del primo catalogo completo su Mondrian di Michel Seuphor, quindi dopo la morte di Mondrian; la prima apparizione pubblica, è quella di una mostra a lui dedicata, dal 6 Novembre al 12 Dicembre del 1946, presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, poco tempo dopo la sua morte (1 Febbraio 1944 a New York). Non risulta alcun riferimento se in occasione di tale esposizione sia stato pubblicato un catalogo. Inoltre, dal 1931 al 1946, Mondrian ha avuto molte esposizioni tra personali e collettive, possibile che in 15 anni questa opera non è mai stata esposta? In pratica “ricompare” solo dopo la sua morte!

Ripercorrendo le trascrizioni della corrispondenza dell’epoca, finalmente COMPARE L’ELEMENTO CHIAVE e DEFINITIVO che elimina ogni residuo dubbio.
Quando Mondrian inviò il dipinto ad Hilversum, aggiunse anche un bozzetto a corredo di una nota con la quale dava indicazioni su come appendere il quadro. Scrive: “per favore appendete in modo tale che la linea B sia verticale e quella in A le iniziali PM nella corretta posizione”  – “Figura 14”
Ciò significa che l’opera preparata per Hilversum, ha due linee (una verticale e una orizzontale) e che la firma è posta sulla linea orizzontale.
Il dipinto attualmente conservato presso lo Stedelijk Museum, presenta la firma al termine della linea verticale “Figura 15”. Per altro, in tutte le altre opere simili, ha sempre firmato sulla linea orizzontale. Confrontare, ad esempio, con B169, B173, B176, B211, B218, B241, B282.

Figura 14 e 15 sito piet mondrian

FIGURE 14 e 15

Ora l’ipotesi prende definitivamente corpo: qualcuno, che sicuramente non è Mondrian, ha modificato B169 KOMPOSITION I: Lozenge with Three Linestrasformandolo in quello che il CR indica con B229 Lozenge Composition with Two Lines. Da cui ne deriva che quest’ultimo, non è il dipinto preparato da Mondrian per Hilversum. QUESTA E L’OPERA REALMENTE SCOMPARSA

Quindi, la tesi definitiva più verosimile, è che l’opera attualmente conservata presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, non sia un “falso Mondrian”, ma, peggio, la modifica di un’altra opera originale di Mondrian, con l’intento di sostituire quella che realmente inviò alla Città di Hilversum.
Se questa “tesi” (anche se sembra molto più di una semplice teoria) verrà confermata, il resto della storia dovrà essere scritto in altre sedi.
In ogni caso, è stato dimostrato che su queste opere gravano pesanti interrogativi ai quali si dovrà rispondere.

Riepilogando, gli elementi determinanti sono: stessa dimensione, identico disegno, presenza della terza linea e firma collocata dove non dovrebbe essere. Inoltre va aggiunto che nel “report” del restauro sono descritte tutte le modifiche che l’opera ha subito in passato: sostituzione del telaio originale; interventi su tutta la superficie della tela con applicazione di ulteriori mani di colore; aumento dello spessore della linea orizzontale; e molto altro. In pratica si tratta di interventi estremamente significativi. Questi vengono attribuiti ad un precedente restauro “ipotizzato” nel 1950, ma, guarda caso, non esiste alcuna documentazione! Vedere commento 113 del report. (SERVE ALTRO?)

Si può affermare che le prove fin qui prodotte, sono indizi sufficienti per prendere in seria considerazione la possibilità di eseguire ulteriori analisi sull’opera ed accertare, per esempio, se sulla linea orizzontale è rimasta traccia della firma dell’opera KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines. Si tratta di un dato del quale esiste l’immagine: si trova nel libro di E.A. Carmean Jr. “MONDRIAN The Diamond Compositions” riprodotta a pag.88 – Fig.70.

Mondarin The Diamond Compositions.pdf

Una ulteriore verifica, molto importante, può essere quella di eseguire una ricerca nell’archivio Joosten o nell’archivio Mondrian Papers, entrambe conservati presso l’RKD. Se Joosten nel “Catalogue Raisonnè” trascrive la nota di Mondrian con la quale fornisce indicazioni su come appendere l’opera inviata ad Hilversum, evidentemente deve esistere questo documento. Ma cosa più importante, potrebbe esistere anche lo sketch di Mondrian con le indicazioni delle linee A e B, così finalmente si potrà scoprire quale era la vera immagine del dipinto.

Infine, se questa storia sarà definitivamente confermata, resterà da scoprire in che modo l’opera KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines, sia arrivata in Olanda visto che si trovava in Germania e chi è il responsabile della sua “trasformazione”. Ma soprattutto, che fine ha fatto l’opera che Mondrian inviò ad Hilversum? E quali ragioni hanno determinato la sua sostituzione?

Francesco Visalli

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ALCUNE OSSERVAZIONI SUL “REPORT” DEL RESTAURO
(è possibile consultare il report QUI)
Come detto, il lavoro di restauro in se, eseguito tra il 2007 e il 2010, non ha nulla a che fare con questa vicenda. Ma non si possono evitare alcune importanti osservazioni sul report.

Il report pubblicato sulla rivista ZKK illustra in modo estremamente dettagliato sia il lavoro eseguito, sia lo stato di conservazione delle opere.
Riguardo allo stato di conservazione di Lozenge Composition with Two Lines, evidenzia una serie di difetti e interventi, riconducibili ad un precedente lavoro di restauro, che si ipotizza eseguito nel 1950, ma di questa data non esiste alcuna certezza. Infatti, in una nota di commento, viene indicato che sicuramente non è stato eseguito durante la seconda guerra mondiale, ma potrebbe rientrare nel periodo tra il 1945 e il 1951.
La natura degli interventi stessi, può essere facilmente riconducibile alla “trasformazione” di KOMPOSITION I: Lozenge with Three Lines. Infatti risulta che l’opera ha subito: la sostituzione del telaio; vi sono molte aree della superficie dove è stata applicata una ulteriore mano di colore; anche le linee nere sono state ritoccate, e così via.
Pertanto si può tranquillamente considerare che, subito dopo la morte di Mondrian (1944), tra il 1945 e il 1946, sia stato utilizzato KOMPOSITION I Lozenge with Three Lines, per modificarlo e sostituire l’opera che Mondrian preparò per la Città Di Hilversum.
Ci sono però due elementi estremamente importanti sui quali il report non fornisce delle spiegazioni dettagliate ed articolate, anzi uno di questi è addirittura omesso.
Il primo, di cui si è già parlato in precedenza, riguarda la presenza della “terza linea” rilevata con i raggi-X, per la quale viene fornita una interpretazione molto superficiale.
Il secondo, quello relativo alla firma, dettaglio della massima importanza, che non viene assolutamente menzionato. Eppure, nel report stesso, si può leggere che la ricerca condotta prima di iniziare il lavoro di restauro, si è basata su una fonte ufficiale come il “Catalogue Raisonnè”, nel quale, come illustrato in precedenza, appare la nota di Mondrian con la quale afferma di aver firmato sulla linea orizzontale.
Ora, con un lavoro di restauro così importante ed un report così dettagliato, perchè omettere un dato così significativo?
In sostanza, secondo il report, tutti gli interventi eseguiti in passato sull’opera, sono dovuti ad un precedente restauro non ben collocabile a livello temporale; la terza linea si trova li per caso; e il dettaglio sulla posizione della firma, non esiste!

Ogni altro dettaglio e tutte le valutazioni/analisi in merito a questa vicenda sono contenuti nella pubblicazione “MONDRIAN – The Disappeared Paintings” (liberamente consultabile online).

Per tutte le immagini delle opere originali di Mondrian
© Mondrian /Holtzman Trast c/o HCR International USA

Per tutte le elaborazioni grafiche di ricostruzione
© Francesco Visalli

Per le immagini dei testi estratti dal Catalogue Raisonnè
© Joop M. Joosten e V + K Publiscing

Per tutte le immagini che riproducono la pubblicazione di ZKK
© Wernerschen Verlagsgesellschaft mbH